Don’t stress my nose

La parola “stress” è tra le più gettonate sui motori di ricerca, lo sapevate? Anche tra le più abusate nel parlare quotidiano, questa parola sembrerebbe rappresentare la causa maggiore di tutti i mali contemporanei – oltre che una considerevole parte di giustificazioni della più svariata natura.

Stress… parola di derivazione latina strictus «stretto», la nostra Treccani recita:

“[…]Nell’uso corrente: tensione nervosa, logorio, affaticamento psicofisico, e anche il fatto, la situazione e sim. che ne costituiscono la causa.”

Ma voi sapevate che sotto stress riusciamo a sentire meglio gli odori? Il nostro olfatto si amplifica. Non solo l’ansia crea un cattivo odore, ma lo stress aumenta la nostra capacità di agguantare molecole olfattive dai nostri recettori, peggiorandole.

Immersi  in uno stato di ansia e stress gli odori che generalmente riconosciamo come neutri diventano chiaramente negativi, questo dicono le ricerche. “Le persone che avvertono un aumento dell’ansia mostrano una diminuzione della piacevolezza degli odori percepiti”.

Nel corso di un esperimento condotto dall’Università del Wisconsin, i ricercatori hanno osservato  che (tramite utilizzo di tecniche comportamentali e utilizzando la risonanza magnetica funzionale, fMRI) due circuiti separati e tipicamente indipendenti del cervello – uno dedicato all’elaborazione olfattiva, l’altro all’emozione – diventano strettamente connessi in condizioni di ansia. Dopo essere stati sottoposti ad uno stato di stress, i soggetti vengono invitati nuovamente a giudicare alcuni odori neutri testati prima, valutando negativamente la maggior parte degli odori che prima avevano considerato come neutrali.

“Nella gestione tipica degli odori, di solito è solo il sistema olfattivo che viene attivato. Ma quando una persona diventa ansiosa, il sistema emozionale diventa parte del flusso di elaborazione olfattiva.”

Cit. Prof. Wen Li, Department of Dairy Science University of Wisconsin-Madison

Quindi non solo siamo più sensibili agli odori che ci circondano, ma alcuni potremmo percepirli come sgradevoli. Questo non vuol dire che siamo circondati da “puzze”  ma semplicemente siamo più sensibili e più portati a peggiorare ciò che – in condizioni normali – non è ne troppo buono ne troppo cattivo.

Photo by Sarah Mak on Unsplash

Un buon rimedio a tutto questo? Tre respironi ed una buona dose di oggettività rinforzata. Ma se neanche questo dovesse bastare allora non consideriamoci casi disperati, possiamo provare a circondarci di ciò che ci fa stare bene, di chi ci rende leggeri, di un odore… magari un profumo che assopisca il negativo, le paure, il senso di oppressione.

Nel 2020 infatti si parla di nuove ” fragranze anti-stress” assolutamente senza genere, contenenti, ad esempio, note di caffè, di rosmarino – che agisce a livello cerebrale aumentando l’attenzione e migliorando l’umore – oppure di mandarino, la lavanda o il basilico – che stimola le funzioni intellettive.

Comunque nel futuro del settore fragranze si prospetta uno sviluppo tutto in chiave ‘funzionale’ per ‘accendere’ meglio le reazioni del cervello e aiutare il corpo ad essere più reattivo e performante. Parole chiave: buono e funzionale!

SAMADHI, il cammino verso il cuore

Così, ti cattura Samadhi, con una mano sul cuore ed una sulla fronte. Per guardare ad occhi chiusi orizzonti lontani dal mondo, ma estremamente vicini all’anima profonda di noi stessi e delle cose.

Sarà l’arancio, il cedro atlantico, l’incenso o la mirra? Quelle materie che viaggiano congiuntamente per elevarci nello spirito? Trovare noi stessi nella profonda concentrazione e silenzio della mente. Fermare i pensieri distruttivi che ci appesantiscono come metalli – fatica mentale – e concentrarci su ciò che abbiamo davvero. Un ora denso e irripetibile, la più grande sfida che abbiamo.

Samadhi in sanscrito vuol dire letteralmente “mettere insieme”, giungere alla concentrazione attraverso uno stato meditativo costante.

Barbara Pozzi di Olfattiva traduce questo concetto così profondo in un profumo che ci accompagna durante il nostro viaggio verso un atteggiamento mentale che unisce, indirizzando le nostre energie mentali verso un’unica meta. Senza dispersioni, senza distogliere lo sguardo appassionato pieno di beatitudine, forza e serenità. Io vedo in fondo al percorso il cuore. Respirando Samadhi si può scorgere un’indicazione per la strada verso il pensiero infinito.

“L’attenzione conduce all’immortalità, la disattenzione alla morte; gli attenti non muoiono mai, i disattenti sono come morti.”  Gautama Buddha

E’ l’equilibrio giusto tra le note di Samadhi – e la loro incredibile forza – a renderlo un profumo di una potenza mentale incredibile.
Il viaggio della fragranza inizia con un arguto ma morbidissimo arancio, vivace e rassicurante, si presenta per equilibrarci e prepararci alla forza del cedro atlantico che stabilizza la nostra potenza – il nostro coraggio interiore – irrompendo con eleganza. Rassicura, avvolgendoci le spalle e dandoci una piccola spinta verso ciò che vogliamo davvero.
E poi Samadhi ci sorprende: con un gesto – come due mani che si uniscono e si portano verso l’alto – ci offre un’esperienza profonda, ci congiunge al nostro lato spirituale grazie all’incenso. Mostra il ponte che ci collega al cielo. Questo ponte, dall’odore denso e un po’ balsamico, è la mirra – nell’Egitto antico si racconta che provenisse dalle lacrime di Horus, il Dio del Cielo.
Samadhi ci induce alla riflessione. Ci rassicura e ci prepara con serenità ad un viaggio per ritrovare il nostro cuore, nella profonda – e a volte buia – complessità della nostra anima.
Per quelle anime che non smettono mai di cercare, di camminare. Per quelle anime libere – e a volte un po’ irrequiete – per le quali una domanda rappresenta un’opportunità di avere esperienze.

Gioioso, elegante ed introspettivo. Samadhi ci accompagna nella nostra giornata con discrezione ma con la sicurezza di essere sempre lì, con noi, per non farci vacillare, per mantenere chiara ed unita la nostra visione sul mondo e sul cuore.

 

Di Narciso e narcisisti vari

Parliamo di Narcisi, e qui ci sarebbe un capitolo a parte per gli uomini, ma mettiamo da parte le paturnie maschili ed il loro mondo per il momento, e concentriamoci su questo fiore poetico.

Il suo nome deriva dal termine greco narkissosche a sua volta deriva dalla parola narkao che significa intorpidire o irrigidire.

Che bello il Narciso! Un fiore aggraziato e profumatissimo che seppur dalle dimensioni contenute può raggiungere altezze di 50 centimetri! Ne esistono tante e varie specie ma tutte accomunate da eleganza e bellezza.

Lo sapevate? E da qui riprendiamo le paturnie maschili, mai fiore fu più azzeccato di questo: dalla mitologia greca, narra Ovidio che Narciso nacque dal dio del fiume Cefiso e della ninfa Liriope. Crescendo Narciso divenne un giovane di straordinaria bellezza ma dal cuore duro. Questo attraeva molte ninfe ma Narciso le rifiutava una ad una. Un giorno però una di esse di nome Eco, amareggiata dal suo rifiuto, si ritirò nelle valli desolate a piangere e disperarsi per il suo amore non ricambiato fino a  quando il suo corpo non sparì e di lei rimase solamente la voce. – Sì, noi donne siamo bravissime a drammatizzare il drammatico!- 

La storia di Eco colpì e fece rattristire la dea Nemesi, la dea dei delitti impuniti – La catwoman della mitologia greca praticamente – la quale decise di punire Narciso. Un giorno mentre era a caccia s’imbatté in una pozza d’acqua e decise di bere ma a quel punto vide la sua immagine riflessa e si innamorò perdutamente di se stesso. – Che novità per gli uomini eh? –  Rimase a contemplare l’immagine nella pozza per lungo tempo ed alla fine si rese conto che l’unica immagine che vedeva era la sua. Cosciente che non avrebbe mai potuto ottenere il suo amore decise quindi di lasciarsi morire. La profezia di Tiresia si era avverata. Quando le niaidi, ninfe delle acque dolci, e le driadi, ninfe delle querce, decisero di prendere il suo corpo per il funerale al suo posto trovarono un fiore, che fu chiamato Narciso.

Nel linguaggio dei fiori  il narciso ha significati positivi è negativi, nel positivo rappresenta  l’autostima, personalità forti e sicure di se, di contro nel negativo rappresenta la vanità e l’incapacità d’amare – e qui torniamo ai nostri amatissimi narcisisti con tendenze egoiche da urlo!-

L’assoluta di Narciso si ottiene mediante distillazione dalla concreta, il suo odore dolce è fortemente verde ed erbaceo, è in sé un potentissimo narcotico con proprietà antispasmodiche eccellenti. Ecco perché il suo profumo deve essere bilanciato in dosi oppure accostato ad altre materie prime, potrebbe causare anche cefalee.

Lo sapevate che nell’antica Roma utilizzavano il narcissum, un unguento ottenuto dai fiori di Narciso per comporre fragranze oppure in Arabia era utilizzato come potente afrodisiaco? Insomma ci troviamo di fronte ad un fiore piccolo ma dalle possibilità e proprietà incredibili.

Pierre Guillaume porta nella collezione Parfumerie Generale una fragranza elegante e selvaggia su una scia chypre-floreale, sensuale ed animale, come una cavalcata nella brughiera a briglie sciolte con i capelli al vento: questa fragranza è Arabian Horse 3.1.

Con un numero incredibile di ingredienti di rara qualità possiamo trovare l’assoluta di narciso, l’assoluta di labdano e il cypriol cœur – creano un disegno olfattivo sontuoso, irregolare ed molto evocativo. Percezioni umide di erba e fiori selvatici, pelle vintage e sudore animale si intrecciano in questa fragranza che inizia il suo galoppo con note vegetali fresche, riscaldandosi poi con cypriol, legni e ambra che danno un tocco orientale.

Un profumo per cambiare

Listening to the wind of change cantavano gli Scorpions… io invece dico: annusate amici, non andate a caso, usate il naso. Voglia di cambiare?

Niente paura, non si tratta di chirurgia estetica ne di compulsivi tagli di capelli, qui si respira aria di cambiamento e già che la inspiriamo perché non renderla profumata?

Odori per cambiare, un solo aroma può bastare per sentirsi diversi? E se sì, quali sono queste piccole magie impalpabili che ci fanno sognare? La risposta è sempre quella: quello che c’è al centro del nostro viso può essere il miglior stylist della nostra vita.

Quando si dice “cambiare profumo” non è semplicisticamente un fatto di noia, il cambiamento che avviene dentro di noi è ben più profondo… è emozionale. Cambia l’aroma che ci identifica: cambiamo anche noi. Quello che scegliamo di comunicare al mondo semplicemente con la nostra presenza attraverso una scia odorosa, il nostro messaggio personale, cambia forma al passo con quello che viviamo.

Secondo il Buddhismo abbiamo più di una vita a disposizione per raggiungere il Nirvana, la rinascita dello spirito che dopo la morte si distacca dal corpo che prende necessariamente tutto ciò che è stato. In virtù del Karma quel che l’individuo semina raccoglierà, in virtù del nostro olfatto ciò che abbiamo annusato e che ci ha accompagnati in un dato momento della nostra vita, ad un certo punto si spegnerà lasciando posto ad un altro aroma e sarà per sposarsi al meglio con la nostra personalità (che ovviamente avrà collezionato mille e più odori).

Quindi se siete in uno dei periodi di congiunzione della vostra vita fermatevi un attimo ed annusate: avete voglia di leggerezza? Il mughetto è quello che fa per voi. Siete stanchi d’incrociare le dita aspettando buone notizie? La risposta è il biancospino. Voglia di nuove amicizie? Potrà guidarvi un buon profumo di Fresia. In cerca di una dose di buon umore? Provate una fragranza agrumata, come una colonia.

Sapevate che la percentuale di odori correttamente distinti non oltrepassa il 70-80%? Mi viene da pensare che nel restante 20% in mezzo a tutti i fattori dell’apparato olfattivo e cerebrale, ci sia anche del nostro: una piccola architettura che inconsciamente abbiamo costruito e che al momento giusto, stimolata dall’odore giusto, potrà regalarci un’emozione o perché no, una nuova noi! Con l’odore giusto anche il lato più straordinario che avevamo lì, latente, pronto per noi, potrà attivarsi ed essere coltivato con estrema naturalezza.

Il fatto interessante è che possiamo scegliere di cambiare o possiamo scegliere di rivivere e farci circondare da un ricordo, un’idea di qualcosa che ha avuto particolare significato nella nostra vita, indossarlo e sentirci più a casa in questo modo che fra quattro mura domestiche e farci rinascere. Perché la verità è che un profumo, un odore… sono come la petite robe noir con la differenza che ogni volta indossato ci regala sensazioni differenti, e se davvero una composizione di aromi è capace di farci sentire “nuove”, il primo passo da fare non è ridotto semplicemente allo scegliere una fragranza nuova ma a quello di annusare ciò che c’è nella tavolozza della nostra anima, liberare le narici e far entrare il mondo!

FOCUS FRAGRANZE

Ad aiutarci a sondare il nostro io più nascosto ed a scoprire quello che si agita in noi ora c’è una serie di profumi: la Black Series di Blood Concept, esplorando quello che scorre nelle nostre vene sono state create quattro fragranze che rappresentano i vari gruppi sanguigni 0, A, B e AB.

A darci l’idea di un giardino segreto, fiabesco quasi ed inusuale, dove riposano fiori o innocenti o velenosissimi ma estremamente magnetici; ispirato ai giardini botanici caratteristici del 18°secolo dov’era possibile trovare specie esotiche e rare troneggiando con i loro colori vividi e forme incredibili. Parliamo di FLORABOTANICA di Balenciaga, un profumo con un’esperienza sensoriale molto particolare. Rappresenta la magnetica sensualità in noi, senza dolcezza, senza essere dichiaratamente attraente.

Per svelare il misticismo che c’è in noi… solo la pietra. Olivier Durbano ci svela come Lapis Philosophorum il segreto delle gemme: tormalina, quarzo citrino, giada, ametista, cristallo di rocca e turchese. Jus insoliti nei quali sono racchiusi antichi poteri terapeutici delle pietre, dove il simbolismo del regno minerale incontra gli aromi vegetali. Una fragranza per un noi riflessivo, giunto al punto di meditazione e raccoglimento o semplicemente per rasserenare lo spirito.

Da zero

C’era una volta un blog, c’era una volta pure una ragazza che scriveva in questo blog e poi c’era anche un Database non rinnovato.

Vademecum per chi, come me, ha perso quattro anni di articoli (fossero chili di troppo), migliaia di parole e pensieri e non ha salvato tutto da un’altra parte.

Le lezioni s’imparano non s’insegnano. Così dalla mia lezione imparata (Dio quanto fa male) e da questo nuovo sito riparte Ficcanasando. Da zero.

Riparto da me.

Non tutto accade per caso (e per distrazione), essendo fatalista nonché divoratrice di cioccolata e profondamente sognatrice, forse era il momento giusto per cambiare qualcosa.

E se è vero che ci evolviamo continuamente ed ogni minuto che passa non siamo più gli stessi – figuriamoci un Blog… è giunto il momento di parlare con la nuova voce di Ficcanasando.

Re e Regine gli odori, le materie, le fragranze, principi e principesse i pensieri – le persone – le cose – le esperienze.

Raccontare è una dote. Raccontarsi un regalo.

Ed io continuerò a donare tutte le parole che riesco a trovare, mettendole assieme come in quel momento – in quel giorno – magari dopo un calice di rosso, mi viene da fare.

Ci credo, con tutta la più bella follia che riesco a trovare, ci crederò sempre nel potere delle parole e dell’olfatto (e del tacco 12 in un paio di decolleté noir).

Bentornati.

Da zero.

D’incensi e dell’arte del fumigare

C’era una volta un tempo in cui il valore di certe cose era inestimabile. Un tempo in cui le cose importanti non svanivano, ma rimanevano dormienti in attesa del momento in cui risvegliarsi ed apparire in tutto il loro splendore.

Un tempo si spendevano ricchezze inverosimili per gli incensi, si costruivano strade internazionali per favorirne il commercio. L’atto della fumigazione era una cerimonia praticata ogni giorno, per i nativi americani, in particolar modo per gli sciamani, tale cerimonia è un modo per stabilire un collegamento tra il cielo e la terra.

Ma come funziona esattamente una fumigazione? Si lasciano ardere sostanze aromatiche, spesso di origine vegetale, su una fonte di calore quale un carboncino o candela. Salendo verso l’alto il fumo porta con se l’aroma e lo diffonde nell’ambiente assieme ai principi attivi delle sostanze delle quali è composto, così facendo vengono assorbiti dal naso e la bocca agendo poi sul corpo e sulla mente. In realtà l’atto della fumigazione è molto più coinvolgente di quello che si pensi, attiva in accordo la vista (osservando le spirali e i nastri di fumo librarsi nell’aria) , il naso (inaliamo e assorbiamo i principi attivi), il tatto (percependo il calore nell’atto di accendere il carboncino o candela e anche al contatto con la materia prima da fumigare), l’udito (che si attiva ascoltando il bruciare del carboncino appena acceso).

La fumigazione per altro si trova alla base dell’aroma terapia e poi della profumeria, ricodiamoci che il termine “profumo” deriva dal latino per fumum che vuol dire “tramite il fumo”. Se nel passato le fumigazioni venivano utilizzate come vettori per comunicare ed inviare messaggi al cielo e purificare ambienti malsani, quanto anche a profumare oggetti, indumenti ed influenzare magari l’attività onirica oggi purtroppo sono in pochi ad avere una vera conoscenza approfondita di questo rito. La società purtroppo ci espone a fumigazioni anche involontarie: pensiamo alle ciminiere, allo smog delle automobili che non portano alcun benessere; persino nelle nostre case viviamo la presenza di odori sintetici e contraffatti. Per fortuna negli ultimi dieci anni l’aroma terapia sta risvegliando un interesse ed una consapevolezza che sembravano perduti ormai. Stiamo cercando un nuovo legame con la natura, il senso dell’olfatto è stato a lungo messo da parte e stiamo cercando valori al di la dell’artificialità e del consumismo.

Stiamo tutti cercando tempo per noi stessi, per sfuggire allo stress, per liberare l’anima nei piacevoli momenti di meditazione e attraverso l’incenso troviamo momenti di vera spiritualità. L’incenso richiede tempo, tempo che dobbiamo concedere se vogliamo riceverne in cambio. Accendiamo la candela o carboncino, sistemiamo l’incenso e ventiliamo in modo che la combustione non s’interrompa… tutto questo mentre sprofondiamo nella percezione immediata del fumo e dell’aroma.

Nell’incenso che brucia, nel fumo che sale, cogliamo il simbolo della transitorietà della materia. Momenti di pura riflessione ed introspezione.

Dal verbo latino inspirare suggerisce come l’atto del “soffiare” possa influenzare la mente e quindi l’ “ispirazione”, le nostre capacità creative.

L’olfatto è uno dei sensi più antichi: dal centro cerebrale olfattivo si è sviluppato il cervello pensante, ossia la corteccia. Grazie alla combustione, i tessuti vegetali liberano le molecole aromatiche che salgono con il fumo e si diffondono nell’ambiente. Quando respiriamo tali molecole entrano in contatto con la mucosa olfattiva alla radice del naso e lo stimolo viene trasmesso al centro cerebrale: qui si influenzano le sedi emotive, la produzione ormonale e il sistema neurovegetativo. Gli aromi hanno una percezione diretta sulla nostra percezione e ciò spiega il forte influsso delle fumigazioni possono esercitare sull’umore, l’emotività e stati d’animo.

Se gli antichi saggi custodivano i segreti sulle capacità degli incensi di dischiudere le porte della coscienza e potenziare la percezione di altri mondi, noi nel nostro quotidiano possiamo utilizzare questa materia preziosa per ritagliarci un momento sacro solo per noi stessi. E magari ritrovare questo momento in piccola parte per tutto il giorno indossando fragranze a base d’incenso, resine e altre materie che ci ricondurranno al momento della fumigazione.

A presto nasini!

NOTE DI CUORE: COFFEE, CAFÈ, CAFFÈ!

“Quando io morirò, tu portami il caffè, e vedrai che io resuscito come Lazzaro.”

Eduardo De Filippo, in Fantasmi a Roma, 1961

Eduardo non aveva poi tutti i torti. Secondo un’indagine dell’Università di Coventry la caffeina stimola il sistema nervoso scatenando effetti benefici su pelle e ossa, oltre a stimolare la potenza muscolare, regalare una buona dose di buon umore e di energia in più. Ma da dove deriva tutto questo? Oggi scopriremo da dove ha origine il caffè!

Il caffè è una bevanda ottenuta dalla macinazione dei semi di alcune specie di piccoli alberi tropicali appartenenti al genere Coffea, all’interno di questo genere sono state identificate circa 100 specie, ma le specie più importanti per la nostra economia sono tre:

Coffea arabica, la più antica

Coffea canephora (sin. Coffea robusta), la più coltivata

Coffea liberica

La derivazione è dall’arabo qahwa: identificava il succo estratto da alcuni semi che veniva consumata come bevanda di colore rosso scuro, il quale, una volta ingerito, provocava effetti eccitanti, utilizzato anche come medicinale. Oggi, la parola araba sta  precisamente per Caffè.

La leggenda dice che un pastore di nome Kaldi pascolava capre in Etiopia. Un giorno le bestiole trovando una pianta di caffè cominciarono a mangiarne le bacche e le foglie.  Arrivata la notte le capre anziché dormire si misero a vagabondare con un’energia mai manifestata. Vedendo questo il pastore capì la ragione e abbrustolendone i semi, poi li macinò e ne fece un’infusione ottenendo Caffè!

Quindi ora vi è facile intuire perché anche solo l’aroma del caffè ci infonde – attraverso i recettori olfattivi – un messaggio di dinamicità e al contempo lo associamo ad una sensazione piacevole, quella che lenisce il risveglio per la maggior parte delle volte, traumatico. Associamo mentalmente ormai il caffè ad una pausa dallo stress, una pausa per stare in compagnia, il caffè ha la funzione (per esempio nei luoghi di lavoro) di poter socializzare o perché no, di conoscere nuove persone. Questa bevanda è talmente radicata nella nostra quotidianità e cultura che ci sono centinaia di associazioni mentali che il suo solo odore può scatenare.

La caffeina ha effetto stimolante sul sistema nervoso e su quello cardio vascolare e in cosmesi viene utilizzata per preparare prodotti anticellulite, snellenti e tonificanti per il corpo e cosmetici anti-age per il viso e per il contorno occhi. Per la profumeria gli esperti dicono che l’aroma del caffè ha circa 5000 diverse sfumature e combinazioni olfattive difficili da copiare. In profumeria le note di caffè hanno fatto il loro ingresso con l’arrivo nella moda delle fragranze orientali e quelle gourmet.

Qualche esempio?

Black Opium di Yves Saint Laurent, A*Men Pure Coffee  di Thierry Mugler, Coffee Break di Maison Martin Margiela, Ristretto Intense Café di Montale, Velvet Rouge  di Arte Profumi, Café Tuberosa di Atelier Cologne, Black Afgano di Nasomatto.

Il grande dilemma: Eau de Parfum o Eau de Toilette?

Non fu solo Amleto ad avere dilemmi irrisolti…

Vi è capitato mai di essere in profumeria e chiedervi qual è la differenza sostanziale tra le varie tipologie di fragranze? Di essere indecise su quale acquistare della vostra preferita? Oggi chiariremo le differenze e le particolarità di un Eau de Toilette, Eau de Parfum, Parfum e Cologne.

Innanzitutto è importante mettere in luce immediatamente che le differenze tra le quattro categorie è puramente per concentrazione di oli essenziali contenuti nel solvente.

Parlando di Eau de Toilette si ha una concentrazione tra il 5% e il 10% di essenza. La miscela è composta inoltre dall’acqua che conduce le molecole odorose ed ovvviamente dall’alcohol.

Nell’Eau de Parfum parliamo invece di un 15-20% circa in alcohol a 90° (la composizione più verosimile all’immagine odorosa che ha avuto il naso compositore)  e poi abbiamo il Parfum con la concentrazione più alta di materie prime il 25-35% in alcohol a 95° oltre alla concentrazione, si ha un odore molto più intenso e di conseguenza anche più persistente.

Parlando di Colonie invece si parla di freschezza, la sua concentrazione si aggira all’1-2% , è ideale per il dopo doccia o semplicemente per non sentirsi appesantiti d’estate o per chi preferisce una bassa persistenza addosso.

Non vi resta quindi che scegliere il vostro profumo anche all’uso che deciderete di farne. In base alla concentrazione e quindi alla persistenza, ci sono momenti e situazioni ideali per usare le nostre fragranze.

L’Eau de Parfum per esempio, avendo un’alta intensità,  fa emergere la nostra presenza  marcatamente resistendo sulla pelle anche 6-8 ore; è indicato per la sera o nel tempo libero quando non siamo costretti ad essere circondati da molte persone che potrebbero non gradire una persistente presenza aromatica. L’Eau de Toilette invece è indicatissimo per il giorno, per andare a lavoro, per lo svolgersi di ogni nostra giornata indipendentemente da quello che andremo a fare. La sua persistenza è di circa 3-4 ore. Va fatto presente anche il fatto che dipende moltissimo dal nostro pH della pelle, come cambia la fragranza e per quanto tempo possiamo avvertirla, quindi la scelta dipende anche da questo fattore.

Avete mai fatto caso al fatto che la stessa fragranza in versione EDT, EDP e Parfum cambia leggermente? Questo dipende dalla decisione di rendere più leggeri o più intensi gli accordi, di far emergere di più questa o quella nota. Interessante vero?  Non vi resta che entrare in profumera e sperimentare su qualche mouillette, ad ognuno la sua fragranza! 😉

FOCUS SULLE FRAGRANZE DA SPERIMENTARE NELLE DIFFERENTI VERSIONI EDT, EDP:

n°5 di Chanel; For Her di Narciso Rodriguez; Shalimar di Guerlain.

Oud, le mille e una nota.

“Apriti sesamo!” 

Esclamava Alì Babà per aprire la caverna che conteneva ricchezze e tesori. Apriti sesamo era nient’altro che una formula magica  connessa probabilmente, in origine, con la credenza in un potere magico posseduto dalle piante di sesamo. Chissà se nella caverna di Alì Babà c’era anche l’dore preziosissimo del quale tratteremo oggi… una cosa è certa, oggi è veramente considerato come un tesoro. Parliamo dell’OUD.

Una leggenda narra che il paradiso sia pervaso dall’aroma del legno di OUD … sulla terra, l’OUD spande un profumo potente dalle venature legnose e fumè.

L’OUD, o Agarwood, è la parte legnosa che ricopre il midollo all’interno del tronco degli alberi di Aquilaria. Ha un aspetto resinoso ed è il frutto di un’infezione da parte di muffe dell’albero stesso, in quanto va a produrre una resina aromatica scura che si incorpora nel durame (la parte legnosa che ricopre il midollo).

L’OUD è divenuta negli ultimi anni la protagonista di tutta una tendenza, specialmente per quanto riguarda la profumeria. Normalmente infatti viene usata per produrre incenso e fragranze, la sua essenza legnosa e calda emana tonalità molto selvagge e sensuali ed è notoriamente costosissima in quanto le risorse naturali sono in estinzione.

L’OUD fa sentire la sua presenza per quando riguarda le note di fondo, viene miscelato con fiori e note fruttate per regalare l’immagine olfattiva del mondo Arabo. Solitamente viene usate per fragranze molto decise, quasi sempre da uomo, nell’ultimo anno invece si è implementata la sua presenza per quanto riguarda le fragranze femminili… ed è diventata una star! Moltissimi noti brand hanno adottato l’OUD e ne hanno fatto una presenza lussuosissima.

In realtà nel suo passato, ed anche oggi in determinate miscele, veniva utilizzato per i disturbi del sonno: attraverso le fumigazioni degli incensi il corpo si rilassa e la mente si distende. Il suo aroma caldo, scuro e balsamico era tra i più amati in Egitto. Questa resina fra l’altro era uno degli ingredienti del famoso Kyphi, il misterioso profumo di seduzione di Cleopatra (se non avete letto il Post di qualche mese fa, ce n’è uno dedicato proprio a questa fragranza). Chissà se sia proprio per questo che oggi sia tornata così in voga!

FOCUS SULLE FRAGRANZE CHE CONTENGONO OUD:

“Luxor Oud” di Memo; Colonia intensa Oud di Acqua di Parma; Al Oud de L’Artisan Parfumeur; Oud for Love di The different Company; Oud Wood di Tom Ford; Leather Oud di Christian Dior; Ensar Oud di Oriscent; Oud Al Khaloud Attar di Amouage; C for man di Clive Christian; Pure Oud by Kilian; Les Nombres D’Or OUD di Mona di Orio; Eros di Peccato Originale; Terrifyc Oud de Terry De Gunzburg.

L’INVERNO IN UN’ESSENZA: L’EUCALIPTO.

E’ l’attimo in cui si apre la finestra di primo mattino, in un dicembre  ghiacciato; l’attimo prima che cada un fiocco di neve e tutti gli attimi successivi con migliaia di bianchi respiri; è l’attimo in cui usciamo da un caffè avvolgendoci nella sciarpa ed apriamo le narici: velocissimo un odore pungente si fa strada nel naso e spalanca le porte ad un brivido. Freddo.

Vi capita mai di pensare all’odore dell’aria invernale? Automaticamente potremmo associarlo ad una sensazione di freschezza, di pulito, di menta, di abete… quindi di natura ed allo stesso tempo in contrapposizione abbiamo la sensazione di calore immediatamente successiva a quella di gelo. Il calore del fuoco, delle sensazioni che associamo al Natale e quindi all’inverno. Ho pensato a tutte queste cose annusando l’aria fredda di primo mattino e vi propongo una ricerca interessante.

In profumeria, in erboristeria, in farmacia l’effetto che abbiamo da una folata fredda nel naso possiamo averlo con determinate erbe o sostanze di sintesi. Io personalmente per ricreare il mio piccolo inverno artificiale mi riferisco all’Eucalipto. Oggi si parlerà di lui.

Si tratta di piante arboree sempreverdi originarie dell’ Oceania, quello che andremo a conoscere è il suo olio essenziale e le foglie. I principi attivi racchiusi nelle foglie, che vengono essiccate e conservate per poi ottenere infusi oppure per uso esterno con suffumigi.

L’olio essenziale di Eucalipto viene ottenuto per mezzo di Distillazione in Corrente di Vapore dalle foglie e rami, si caratterizza per il suo profumo fresco ed erbaceo, utile per purificare gli ambienti da Virus e Batteri.

L’Eucalipto veniva anticamente utilizzato dagli aborigeni australiani che ne masticavano le radici per sfruttare  il contenuto in acqua, perché questo albero è noto per il suo considerevole fabbisogno di liquidi. Il nome eucalipto deriva dal greco e significa “ben nascosto”, poiché i petali nascondono il resto del fiore. L’utilizzo di olio essenziale di Eucalipto spazia dal poterlo vaporizzare negli ambienti o in preparati per aerosol, indicato per fluidificare ed eliminare le secrezioni bronchiali, come trattamento della febbre e asma, può considerarsi una sostanza provvidenziale!

Dall’eucalipto si ottiene l’Eucaliptolo: un liquido oleoso incolore, che odora di canfora e dal sapore pungente, si prepara sinteticamente o per distillazione frazionata dell’olio dell’albero. Sappiate che l’Eucaliptolo è componente fondamentale di moltissimi unguenti e balsami lenitivi, soprattutto per i vostri piedini stanchi!

Vi è mai capitato di aprire un flaconcino di olio essenziale di Eucalipto? C’è un’immediata sensazione di benessere, una leggerezza che poche volte possiamo percepire… la stessa leggerezza di un fiocco di neve. Trovo un sottile collegamento tra il freddo e l’Eucalipto, due cose estremamente diverse come materia ma aventi lo stesso effetto.

In Aromacologia sottile si può dire che l’olio essenziale di EUCALIPTO:*

  • Aiuta a equilibrare l’alto e il basso, la mente e il corpo attraverso il lavoro profondo che   esplica sul plesso solare e sulla respirazione.
  • Aiuta a concretizzare e alla creatività
  • Aiuta ad equilibrare le responsabilità del mondo in armonia con le aspettative del cuore
  • Da PACE E LUCIDITA’
  • Aiuta la concentrazione
  • “Vivo concretamente, quindi agisco qui e ora”

Anche questa essenza può aiutarci nel nostro piccolo e personale quotidiano; ecco perché tantissime delle fragranze in commercio hanno nella loro composizione questa nota. In profumeria l’olio di eucalipto di odore aromatico gradevole contiene ca. il 70% di Eucaliptolo.

 

FOCUS SULLE FRAGRANZE CONTENENTI EUCALIPTOLO e NOTE BALSAMICHE:

“Ninfeo Mio” di Annik Goutal; “Acqua Attiva Ice” di Collistar; “Acqua Decima” de Eau d’Italie; “Herba fresca” de Guerlain Acqua Allegoria; “Tipo 8A” e “Tipo 8B” di Isotta Fraschini; “White Jasmine & Mint” di Jo Malone; “L’été en douce” de L’Artisan Parfumeur.

Alla prossima! 

*This content is taken from: http://www.miglioriamoci.net/