A PROPOSITO DI PIRAMIDI… OLFATTIVE!

Le piramidi: icone dell’architettura egizia, massime espressioni d’arte e del tempo che scorre. La loro presenza fino ai giorni d’oggi è un vero e proprio prodigio.

Ma lo sapevate che esistono anche altre tipologie di piramidi? Sono costruzioni evanescenti,  frutto di un processo creativo indirizzato, dove ogni mattone è una nota odorosa: parliamo di piramidi olfattive.

Vi sarete sicuramente chiesti come procedono i nostri Maitre Parfumeur a comporre una fragranza dopo averla immaginata nella loro mente, no? Molto semplicemente sanno quali note utilizzare e in che proporzioni ed equilibri; a seconda dell’idea, della persistenza o la sensazione che vogliono trasmettere, partono dalle materie prime e abbozzano delle formule con i componenti e i grammi. Per realizzare esattamente un dato effetto c’è bisogno della conoscenza degli odori approfondita, si sviluppa la composizione gradualmente e quando la bozza risulta soddisfacente s’inizia a mettere in flacone gli “ingredienti” e nella maggioranza dei casi l’alcohol che funge da veicolante. Se l’accordo è complesso, se contiene cioè innumerevoli note, ci vogliono diversi giorni o settimane prima di poter annusare un campione su di una mouillette e poterne dare un giudizio.

Gli accordi si compongono sempre sulla base di TESTA-CUORE-FONDO o i più semplici TESTA-CUORE. I profumi si distinguono, per composizione, in due  categorie in base al loro svilupparsi nel tempo: ci sono quelli che raccontano la loro storia dalle 3 alle 8 ore (iniziano, si sviluppano nella parte centrale, per poi stabilizzarsi alla fine) e quelli che rimangono lineari per tutta la loro persistenza sulla pelle. C’è da dire che sebbene la fragranza rimanga ben identificabile dall’inizio alla fine, come un’opera teatrale, si svolge però in tre atti differenti. In questo hanno tutti e tre durate differenti: le note di testa si aggirano intorno ai 10 minuti, quelle di cuore circa 2-3 ore e quelle di fondo fino alle 8 ore. Ecco perchè parliamo di Piramide: la base è quella che ha ampio raggio di durata per poi rastremarsi verso l’alto ed avere una durata più breve.

Come potete quindi vedere dall’immagine il vostro profumo ha una propria personalità, un carattere ben definito da tutte le note che il creatore della fragranza ha voluto utilizzare, ciascuna col proprio tempo d’entrata in scena.

Gli accordi di testa generalmente sono quelli più frizzanti e delicati, sono i primi che irrompono nelle nostre narici e quelli che vanno a presentarci la fragranza, immaginateli come una sorta d’introduzione… per poi arrivare alle note di cuore, più sostanziose, quelle che ne mostrano il carattere e quelle che rimangono a portata di naso a lungo grazie al loro peso specifico; mano mano che il cuore si affievolisce s’inizia a sentire la “struttura” del nostro profumo: le note di fondo. Le note di fondo per esempio hanno anche la funzione di fissare il profumo sulla pelle, creano il passaggio da un accordo all’altro più equilibrato ed invisibile. Tutto deve essere calibrato con assoluta precisione.

Dovete sapere ad esempio che le Colonie invece, sono un’eccezione dalla nostra Piramide: sono composte solamente da accordo di testa e sfumano molto velocemente per la bassa concentrazione di oli essenziali che le compongono, note esperidate per lo più. Sono rinfrescanti e alleggeriscono il risveglio magari.

Tutte le note interagiscono col calore della nostra pelle ed evaporano a distanza di tempo differenti l’una dall’altra; è un gioco di scie profumate che crea disegni inaspettati sul nostro corpo. D’altra parte la fragranza che indossiamo deve evolversi nel corso della giornata assieme a noi e anzi può allietarci lo svolgersi  della giornata ed aggiungervi colore.

Qui in basso anche una dettagliata e utilissima descrizione delle famiglie olfattive con le loro note!

A voi la scelta della fragranza più giusta!

DAL PITTI FRAGRANZE… PILULES À PERFUME! PARTE III

Di tutti i veleni l’anima è il più forte.

Novalis

Se davvero Novalis avesse ragione saremmo composti totalmente di sostanze mortali e potentissime, e cosa c’è di più mortale e peccatrice di un’anima inquieta in fondo?

Nella cantina di famiglia, soffiando su etichette ormai abbracciate dalla polvere del tempo, dalla tradizione  di comporre armonie medicamentose… nasce PECCATO ORIGINALE.

Questo nuovo brand è stata un’altra piacevole scoperta al Pitti Fragranze 2013. Complimenti innanzi tutto per l’allestimento del piccolo stand, semplice ma efficace. Come potrebbe del resto non esserlo con un packaging ed un nome che parlano da sè?

PECCATO ORIGINALE propone una serie di 6 fragranze, ognuna delle quali possiede un nome che racchiude esattamente il quadro odoroso che andrete a sentire una volta erogata. Sono Unisex ovviamente, a metà fra odore e profumo, questo perché si riescono a distinguere molto ben scanditi gli aromi che le compongono. Una volta annusate queste chicche vien naturale chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare da immagini passate, un po’ ingiallite – come le etichette che erano in esposizione – le ricette galeniche dei primi decenni del 900 sono presenti come impronte evanescenti in queste fragranze, basti guardare solo il simbolo della medicina presente sia nel logo che sulla confezione.

Come recita la filosofia di PECCATO ORGINALE:

“Ci sono tanti peccati. Alcuni piccoli, altri grandi. Alcuni banali, altri originali perché frutto del genio. 

Questi ultimi sgorgano dal profondo dell’uomo, dal suo amore per la trasgressione.”

Vi presento dunque le fragranze, che sono: EROS, EMULSIONE LIBERA, INIEZIONE DI MORFINA, ESTRATTO DI FOLLIA, ESSENZA MIRACOLOSA, CANTARIDE. Ognuna di esse rappresenta la cura per la nostra anima, ognuna di esse ha in se estratti o formulazioni utilizzate realmente per combattere malattie del passato o non. Personalmente posso dirvi che quelle che ho apprezzato di più sono state EROS ed ESTRATTO DI FOLLIA.

EROS riprende la formulazione utilizzata per contrastare la Sifilide; mi è arrivato immediatamente alle narici un’odore che ancora non conoscevo, quello del balsamo di Gurjum e del Guaiaco – come recitava la ricetta originale. Abbiamo un mix di Rosa rossa e Muschio, il tutto caldamente avvolto dal sentore di Oud ed Ambra. Vi assicuro un’atmosfera coinvolgente e sensuale, da provare assolutamente.

ESRATTO DI FOLLIA invece ha origine con la Teriaca, un’antica ricetta della quale si diceva “una bizzarra composizione figlia dell’empirismo, della barbarie tuttavia ancora usata nelle febbri maligne per calmare la tosse e le manifestazioni asmatiche”. In effetti al naso risulta eccentrica e frizzante, si avverte un solletico alle narici alla prima annusata ed un sali-scendi di armonia e brìo in tutta la persistenza della fragranza. Abbiamo un mix di Bergamotto, Pepe Rosa, Pepe Nero, Ambra, Lichene d’Islanda. Anche questa assolutamente da provare!

Il mio consiglio dunque, per i malanni e i malumori della stagione fredda appena inoltrata, iniziate dal naso! Ed in particolar modo cominciate da Peccato Originale… un’iniezione di originalità!

Profumi ed Aromaterapia. Come scegliere l’odore giusto?

Siete in vena creativa? Volete trovare l’odore che più vi rappresenti? Il vostro profumo non vi basta più? Siete nel post giusto allora!

Parliamo di odori, non di profumi per il momento… sappiamo che l’aroma terapia rappresenta un punto molto sensibile per la nostra mente e naturalmente il nostro modo di vivere, allora perché non far sì che agisca parallelamente al nostro umore? Facciamo in modo di scegliere il nostro odore alla giornata in modo da migliorarci l’umore, le preoccupazioni, aiutarci a trovare concentrazione o semplicemente farci sorridere.

Veniamo al punto… com’è possibile rendere reale tutto questo tentando di non lapidare il nostro portafogli? Semplice, oggi a Ficcanasando si parlerà di creare da sole il nostro aroma, i nostri odori che quotidianamente potranno salvare le nostre espressioni o dare un tocco in più al nostro stile! Il vostro odore DIY!

“Chiunque è capace di essere di buono e benevolo umore quando è ben vestito” 

scrisse Dickens nel 1843, allora diamoci sotto perché il nostro profumo è il primo abito che indossiamo!

Partiamo dalla base… scegliere le essenze: abbiamo a disposizione una varietà considerevole oli essenziali ma quello che desideriamo al nostro fianco tutto il giorno dovrà essere scelto in base al problema o alla situazione che ci si presenta. Vi riporto alcuni esempi:

PER UN EFFETTO RILASSANTE la scelta migliore potrebbe essere la menta o l’eucalipto, aggiungerei la Lavanda che ha anche delle ottime proprietà contro l’EMICRANIA;

CONTRO IL MALUMORE O LA TRISTEZZA potreste optare per gli agrumi: pompelmo, fiori d’arancio, Neroli, ai quali potreste unire della verbena o il gelsomino;

A proposito di naso e ricettori olfattivi…le essenze di Niaouli e Timo aiutano il respiro: le mucose del naso possono soffrire il cambio di stagione, vanno quindi aiutate e se inalate un po’ alla volta al giorno possono dare effetti benefici;

PER SCIOGLIERE LA STANCHEZZA il geranio e lo ylang ylang: stimolano il buonumore, tonificano la circolazione e combattono l’insonnia in maniera lieve.

Il segreto è sbizzarrirsi con un senso logico, con lo stesso naso con il quale comporreste il vostro outfit quotidiano!

Stabilite le essenze, che dovranno essere non più di 20 gocce totali, il mix continua con 20 ml di olio di Jojoba e 30 ml di acqua distillata (o alcohol Bongusto a 95°). Si versano in un flacone assolutamente in vetro gli oli essenziali scelti, poco per volta per rendere fluida l’intensità della fragranza. Si aggiungono poi nell’ordine: jojoba ed acqua distillata. Mi raccomando il flacone in vetro che sceglierete per la vostra creazione deve essere prima sterilizzato, potete scegliere anche una boccettina di un altro profumo, basta sterilizzarla di modo da far perdere ogni traccia del liquido precedente. Divertitevi a trovare il vostro odore adesso! Voglio precisare che con questo piccolo esperimento home-made non si vuole andare a sostituire la qualità o la professionalità di una Fragranza vera e propria, ma come scritto prima si tratta semplicemente di Odori che possono aiutarci a porre rimedio a piccoli malesseri quotidiani. Come spiegato nei post precedenti i vari aromi che l’Universo ci regala hanno non poca influenza sul nostro cervello e di conseguenza su noi stessi, cimentarci in una ricerca semplice ma al tempo stesso divertente e appassionante non può che accrescere la nostra curiosità e creatività!

Buone annusate! Vi aspetto al prossimo post!

DAL PITTI FRAGRANZE… PILULES À PERFUME! PARTE II

Altra chiccha dal Pitti Fragranze 2013!

“L’anima è la memoria che lasciamo.”

Ambrogio Bazzero

… oltre alla memoria, potrebbe essere anche la scia che lasciamo,no? Parliamo di cura, di artigianalità, parliamo di arte e di produzione selettiva. L’anima ha un odore? – mi sono chiesta mentre la mia mente immaginava eterei flussi d’immagini, ricordi, sensazioni, emozioni, colori, suoni… tutti a comporre la melodia odorosa dello spirito. Esaltare gli odori e la loro persistenza, non solo fisica. Riuscite ad immaginarlo? Tutto questo è  MENDITTOROSA.

credits to: ob-fashion.com

Mendittorosa Odori d’anima  riporta alla luce l’infanzia della creatrice di questi odori, la passione e l’ispirazione tratta da scie di aromi che inondano il mondo; da questo amore per la ricerca e la sperimentazione è nata l’emozionante trilogia Alfa, Omega e Id. Con mia immensa e piacevolissima sorpresa mi è stato enunciato dalla stessa mente di queste creazioni che tutte e tre sono miscibili, ed in effetti provando a sperimentare sul momento ho provato un’indefinita soddisfazione! Ho sempre desiderato poter mescolare due personalità come possono essere due aromi con un carattere ben definito, il risultato è stato un delizioso accordo per le mie narici. Oltretutto pongo un punto di osservazione sul tappo del flacone, assolutamente naturale nella sua lavorazione, come lavorerebbe un artigiano del passato o come lavorerebbe il tempo o gli agenti atmosferici sulla materia.

Ricercatezza e artigianalità: zafferano, concreta di Iris e pietra nera di Iddu i cuori palpitanti di questi corpi liquidi ed eterei. Ognuno è un incontro da non dimenticare, un delicato velo che scivola e si adatta alle forme della nostra personalità.

Mendittorosa ad Esxence 2013 Guardate la testimonianza video!

PILULES À PERFUME! PITTI FRAGRANZE PARTE I

ANTIDOTI AL GRIGIORE DI NOVEMBRE: NEWS DAL PITTI FRAGRANZE 2013

 Ci siamo, l’autunno è iniziato: le prime nebbie, i primi freddini… niente più sole splendente ogni mattina. Il nostro naso però può aiutarci a meglio vivere questo momento uggioso, come? Vi propongo qualche pillola del Pitti Fragranze 2013. Non mi dilungherò nell’elenco completo di tutti i fantastici espositori, ma ho selezionato per Ficcanasando quello che ha colpito di più i miei recettori olfattivi e creativi.

Senza indugi quindi passo a presentarvi NAOMI GOODSIR. Incuriosita dal piccolo stand decisamente ludico e singolare, mi accoglie un’estrosa giovane donna con tanto di capellino assolutamente fuori dagli schemi. E’ proprio lei, Naomi.

Naomi Goodsir è una designer australiana la cui storia è radicata nella pura modisteria . Dopo la laurea di moda a Sydney, in Australia e poi l’apprendistato con la pupilla dell’icona Elsa Schiaparelli , Naomi ha continuato a creare cappelli. Da oltre dieci anni lei crea e cuce a mano pezzi unici nella più pura tradizione dei « Chapellerie » .Vanta innumerevoli collaborazioni in giro per il mondo, tra cui l’ inglese National Opera . Dalla collaborazione con il suo direttore creativo Renaud Coutadier è nato Naomi Goodsir Parfum; Il pensiero artistico e concettuale di Naomi è racchiuso nei suoi profumi. Note intense sì, non ampollose, ma quasi distensive e cullanti. Sprigionano eleganza, arrivano alle narici come velluto soffice e caldo.

Cuir Velours è un EDP  speziato, orientaleggiante. Dietro alla composizione c’è Julien Rasquinet, che affianca la designer Naomi Goodsir per la creazione della linea di fragranze di cui fa parte anche BoisdAscese, questa volta più legnoso e affumicato, persistendo in un’eleganza fuori dal comune. Il tema predominante è il mio amato cuoio, unito al ricco aroma di tabacco, alla decadenza del rhum e al sentore di dolcezza energica dell’immortelle, il nostro Elicriso.

Lanciati nel 2012 hanno riscosso un buon successo per l’incredibile equilibrio che li contraddistingue secondo piramide olfattiva e per la persistenza che li forma.

Bois d’Ascese è classificabile come incenso legnoso. Trae a se immediatamente il sentore di tabacco, un tabacco alcolico, ad aggiungersi la cannella, il laudano e l’ambra che lasciano poi spazio ad un cuore di muschio che apre il sipario alle note luminescenti d’incenso. E’ come entrare in una dimensione antica e quasi sacra, un luogo impolverato dal tempo e dalla combustione di mille candele, oli divini e fiori secchi.

Questo luogo fugge il tempo e si ferma in un universo remoto, un bosco di pietra e muschio.

A questo punto il parallelo risulta evidente: la pioggia, il fumo della città, il tetto isolato di un vecchio palazzo, la colomba bianca che vola in cielo. Sembra che la sequenza menzionata odori in ogni fotogramma di Bois d’Ascese.

credits to: naomigoodsir.com

Dunque se desiderate un profumo Unico e l’Oud non vi spaventa, se siete amanti de cuoio e della sensazione avvolgente che vi regala queste sono le fragranze giuste per affrontare di petto la vostra vita e perché no… anche questo uggioso Novembre! Volete avere un punto di partenza per contraddistinguervi? Vi aspetto per Pilules à perfume pt II!

Shalimar, una dichiarazione d’amore

Può un profumo evocare un amore perduto? Un ricordo, un’emozione così forte da scuotere il cuore? Può un profumo racchiudere la bellezza e la sensualità della donna che si ama? In questo caso, sì.

Era il 1925 quando in occasione dell’Esposizione internazionale di arti decorative a Parigi, al Grand Palais, fu battezzata e premiata una delle fragranze più conosciute al mondo e più apprezzate: Shalimar.

Shalimar fu opera di Jacques Guerlain, che secondo leggenda o secondo poesia (a voi la scelta), per errore versò qualche goccia di Vaniglia nella miscela del già conosciutissimo Jicky di Guerlain. Un po’ fantasiosa vero come interpretazione?

La verità è che volevo portarvi ad esempio questo jus per rendere meglio l’idea di emozione che un composto di aromi può suscitare. Specialmente quando intervengono a suo favore musica, storia e paesi lontani. Sì perché questa favolosa fragranza fu creata sotto ispirazione dell’opera dell’imperatore indiano Shah Jahan, realizzatore  degli splendidi Giardini Shalimar evocando al contempo il ritratto dell’amore per la principessa indiana Mumtaz Mahal, alla quale fu dedicata la costruzione dell’incredibile Taj Mahal; un amore potente e indomabile ed al contempo destinato a trasformarsi in tragedia, poiché la povera Mumtaz morì di parto in età giovanissima.

Guerlain desiderava creare una fragranza che contenesse questo romanticismo esasperato: per renderlo possibile, decise la combinazione tra le note citrine del limone e quelle evocatrici del nerolo, fresche… senza tempo, con le note dolci ed avvolgenti della morbida vaniglia. Le note di fondo sono legnose con fava tonka e pungenti con bergamotto, che donano persistenza al profumo. Shalimar, suggestivo ed intenso al punto giusto troneggia fra le fragranze preferite da sempre dalle donne, è incredibile come un profumo possa regalare emozioni che non si sono vissute ma assaporarle con il naso ad ogni erogazione. Un amore eterno, una fragranza eterna.

Spruzzandolo sulla pelle si ha davvero la sensazione di sentire il calore del sole orientale, la sabbia fra le dita e le lacrime perdute. Insomma è un emozione che non possiamo non permetterci di provare almeno una volta nella vita, e se davvero Jacques Guerlain l’ebbe studiata a perfezione, di non abbandonarla mai.

Il magico e potente Kyphi.

Il profumo regale

Una curiosità storica per il vostro nasino. Una delle fragranze più diffuse e famose nell’antico Egitto da faraoni e regine per le sue qualità benefiche,  seduttive e magiche, era il Kyphi, alcune delle ipotetiche ricette recitano poco più di una decina di ingredienti fino poi ad arrivare a sessanta essenze. Si narra che gli Egizi lo applicassero sui capelli e nelle parti intime per migliorare le proprie capacità seduttive.

Plutarco nell’opera Iside e Osiride ce lo descrive così: “Il kyphi è un profumo composto da sedici materiali: miele, vino, uva passa, cipero, resina, mirra, legno di rosa. Si aggiungono lentisco, bitume, giunco odoroso, pazienza, ginepro, cardamomo e calamo aromatico, ma non con casualità, bensì secondo le formule indicate nei libri sacri“.

In grado di “favorire il sonno, aiutare a fare dei bei sogni, rilassare, spazzare via le preoccupazioni quotidiane, dare un senso di pace.

Un’altra celebre ricetta del Kyphi è riportata dalle iscrizioni della stanza del laboratorio del tempio di Horus a Edfu. Questa costruzione, una delle più antiche e meglio conservate della civiltà egizia, in cui il dio secondo le credenze dell’epoca, aveva combattuto una battaglia. I custodi del culto in quel tempo non rischiarono di trasmettere le segrete informazioni sulla composizione delle fragranze e soprattutto riguardo i rituali sul papiro, troppo fragile, o di affidarle alla sola tradizione orale, ma fecero incidere i dati sulle pareti del tempio.

Il Kyphi è stato ricreato anche ai giorni nostri da alcuni scienziati francesi, come Sandrine Videault, che ha lavorato per anni studiando diverse fonti.

16 sono gli ingredienti originari descritti nelle ricette scolpite sulle mura dei templi di Edfu e Philae, 13 abbastanza certi mentre per 3 rimangono ancora dei forti dubbi sul loro riconoscimento botanico:

  • Storace, resina (Liquidambar officinalis)/ Benzoino,resina (Styrax benzoin)
  • Calamo, rizoma (Calamus aromaticus)
  • Mastic, resina  (Pistacia lentiscus)
  • Pino di Aleppo, resina (Pinus Halepensis)
  • Canfora (Cinnamonum canphora)
  • Gomma arabica (acacia sp.)/Gomma Adragante (Astragalus gummifer)
  • “Asphalatos”, legno-radice (Convulvus scoparium) ?
  • Ginepro, bacche (Juniperus oxycedrus)
  • Galbano, semi-gambi (Chaerophyllum sp.) ?
  • Cipero odoroso, rizoma (Cyperus longus)
  • Uva secca
  • Vino delle oasi ?
  • Vino
  • Olibano, resina (Boswellia sp.)
  • Sciroppo di Datteri/Miele
  • Mirra resina(Commiphora mirrha) *

Pare che addirittura la Regina Cleopatra adorasse questa fragranza, la quale si sa, non vantava una bellezza divina ma in quanto a fascino era insuperabile. Una donna intelligente e soprattutto forte, sfruttare il proprio fascino sapientemente attraverso le profumazioni la rendeva ancora più potente nelle sue scelte. Non poteva fare a meno della mistura più ricercata di tutto l’Egitto. Non facendolo apposta questa donna vantava anche un discreto naso, e con esso poté contribuire a gran parte della storia antica.

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*Grazie per le informazioni sulla  ricetta a http://esperienzeolfattive.blogspot.it/

Annusa, incolla, ama. Odori vintage.

“Era il 1927 quando nacque a Voghera, nella Balma Capoduri & c., la «colla bianca solida da ufficio» al profumo di mandorla che evoca l’ infanzia in ogni adulto. La COCCOINA.”

Come non spendere un post per questa chicca storica? Come non spenderlo soprattutto nel mio angolo di odori evocatori d’immagini e ricordi? Nonostante io faccia parte degli anni ’80 la coccoina è seriamente radicata nella mia mente almeno quanto una persona dei ’60-’70. Si pensi che la potenza di questo prodotto è dovuta nella sua quasi totalità all’odore, è stato costruito sulla base di questo un progetto di Marketing immenso. Chi non conosce la coccoina? Chi non riuscirebbe per un fugace momento a ricostruire l’odore e tutti i ricordi che gli roteano attorno appartenenti all’infanzia? Ve lo dico io: nessuno.

La Coccoina fu un prodotto fondamentale per i bambini degli anni ’60 e ’70, compagna di lunghi pomeriggi passati a incollare figurine, ritagli di riviste o fotografie sui quaderni di scuola.

Ma perchè è diventata un oggetto di culto?

Beh il packaging per l’epoca si presentava attraente, evocativo di un vero e proprio prodotto di bellezza, fu esaltato come tale anche dai manifesti pubblicitari dell’epoca. Coccoina: più di una colla, rappresentava stile e modernità, con un design bello ed essenziale. Più di settanta anni di storia sostenuti da un mini-prodotto semplice, sostenibile e sopratutto atossico: la coccoina è difatti composta a base di destrina di patate diluita in acqua; la pasta che si ottiene mescolando questi ingredienti viene cotta a bagnomaria in grandi caldaie, quindi si aggiungono glicerina e profumo di mandorla. La colla viene «inscatolata» ancora liquida e poi deve decantare per un periodo che oscilla fra il mese e il mese e mezzo prima che sia pronta. Una volta aperta, poi, va consumata entro sei mesi. E per i bambini che desiderano assaggiarla, non c’è alcun pericolo assicurano dall’azienda di Voghera, perchè la Coccoina è COMMESTIBILE.

E’ l’aggiunta di olio di mandorla a donarle quel profumo delicato che tutti ricordano. La maggioranza si esprime dicendo: “Il profumo di quando ero bambina/o”.

La colla era decisamente inutile come prodotto ma i bambini ne andavano pazzi per quel favoloso profumo che finì per diventare indispensabile per più di una generazione!

Ma perchè la Mandorla? Perchè identificare questo prodotto proprio con l’odore di mandorla? Perchè dare una connotazione così forte ad un prodotto con questo profumo?  Presto detto, io ho un mio pensiero al riguardo. Le mandorle sono un ingrediente utilizzatissimo in diverse cucine tradizionali nell’area del Mediterraneo, sono usate sia in cucina che in pasticceria (confetti, biscotti, pasticcini, marzapane). Dunque? Quale bambino non ama dolci, pasticcini o quant’altro? Fare leva sulla dolcezza per conquistare il piccolo pubblico. L’estrema dolcezza dell’odore di mandorla che riporta ai confetti della nonna… è rassicurante, è avvolgente. Per  non parlare di quello che va a smuovere nella mente delle mamme; come ben è noto dalla mandorla viene estratto anche l’olio essenziale di mandorla un olio limpido e inodore che si usa come emolliente per le pelli secche e sensibili. Fantastico non trovate?

Con la Coccoina abbiamo l’ennesima riprova di quanto l’olfatto sia presente neanche troppo velatamente nelle nostre scelte. Di come un odore, anche se non profumo, sia abito di un prodotto che inevitabilmente adremo ad identificare non più per il suo utilizzo o la sua estetica… bensì con il suo ritratto olfattivo. Buone sniffacchiate a tutti!

Goccia a goccia. La distillazione degli oli essenziali.

Let’s talk about… Distillazione, cos’è? Oggi spenderemo qualche interessante riga al riguardo.

distillazióne s. f. [dal lat. destillatio o distillatioonis; v. distillare].

La leggenda narra che essa fu utilizzata per la prima volta in una notte d’inverno, presumibilmente nel Caucaso. Un contadino mise a scaldare vino sul focolare per preparare una bevanda calda; i vapori d’alcohol si diffusero nell’ambiente e inalati. Accortosi del piacevole pizzicore nelle narici, egli decise poi di catturarli. Il primo rudimentale tentativo fu quello di utilizzare si pensa una pelle di pecora tesa sulla pentola per poi strizzarla in un recipiente.

La versione che preferisco sinceramente, è un’altra: nell’ XI secolo Avicenna otteneva olii essenziali con il metodo della distillazione in corrente di vapore.

La distillazione in corrente di vapore è un particolare processo utilizzato nel caso di sostanze termolabili, cioè che si destituiscono a temperature vicine al punto di ebollizione, questo soprattutto nei composti aromatici naturali.

credits to: https://www.lavandadeisibillini.it/produrre-olio-essenziale-di-lavanda/distillazione-in-corrente-di-vapore-della-lavanda/

L’aggiunta dell’acqua o del suo vapore all’interno di una colonna, fa scendere il punto di ebollizione delle sostanze, permettendone la separazione per distillazione appunto. Si può operare anche sottovuoto (ovvero a pressioni minori di 1 atm) se l’acqua non risulta sufficiente. Il prodotto che ne risulta consiste in una miscela di acqua e composti organici, separabili con estrema facilità.

Avicenna fu istruito da un insegnante privato. Da un erbivendolo imparò l’aritmetica e imparò anche da un erudito errante che curava malati. Si dedicò alla medicina a 16 anni, imparò la teoria medica e scoprì nuove metodologie di cura. Divenne effettivamente medico a 18 anni, secondo i suoi biografi a quell’età aveva già assorbito tutte le opere sulla medicina custodite nella grande biblioteca di Bukhara.

Nel X secolo,  Avicenna scoprì come fare a distillare l’Acqua di rose dai petali della rosa centifolia. Nelle sue opere riportò spesso innovative lozioni aromatiche e oli profumati. Non si poteva ancora parlare di soluzioni alcoliche, l’alcol era proibito dal Corano; fu successivamente l’Istituto Superiore delle Scienze di Salerno, circa nell’anno Mille, a sostituire l’olio con l’alcol come eccipiente del profumo.

Ibn Sina, sempre il nostro Avicenna, il suo nome latinizzato è un’alterazione, fu dunque un medico, più di un filosofo, un fisico teorico persiano.

Scrisse circa 450 opere, tuttavia ne sono sopravvissute circa 240.

Da notare sulla distillazione che i Greci utilizzavano in questo procedimento l’àmbix (vaso o coppa provvisti di un piccolo condotto), gli arabi aggiunsero l’articolo e lo strumento divenne al-ambicco (al-ibniq).

I monaci benedettini al seguito delle armate cristiane in Terra Santa, carpirono dai manoscritti arabi i segreti della distillazione. Le scritture trafugate furono tradotte in latino dalscuole di Salerno e Santiago di Compostela e da queste uscirono i primi mastri distillatori (di essenze e non solo). Grazie alle Crociate poi  dall’Oriente giunsero anche nuovi aromi ed essenze.

Non è facile quindi stabilire con certezza la data della prima estrazione con distillazione di quelli che noi denominiamo olii essenziali, le prime servirono ad ottenere l’alcohol da vino, lo spirito del miele fermentato.

Per riprendere le parole che anche Meo Fusciuni* ha utilizzato:

“Distillare non è altro che separare il sottile dal grossolano

e il grossolano dal sottile,

è rendere indistruttibile il fragile e il delicato,

immateriale il concreto, spirituale il corporeo“

Più che chimica, più che esperimento, la distillazione è un arte. Un sacro procedimento che rende l’essenzialità della materia. Una studiata e grande scoperta che ha potuto portare a quelle che sono oggi le nostre composizioni, le fragranze che ogni giorno accompagnano i nostri stati d’animo. Non posso che ritenere affascinante un metodo che durante il passare del tempo è rimasto di principio, lo stesso. Significa che nonostante tutta la nostra corsa all’evoluzione abbiamo comunque un lato nostalgico, una parte di tradizione che risulta impossibile eliminare; ritornando al nostro profumo tutto si lega perfettamente: la gestualità, i procedimenti, l’odorare e l’emozionare.

*Hieronymus Brunschwig,1450 –1512.

Sniffing in the rain. L’odore della pioggia.

Amo la pioggia, lava via le memorie dal marciapiede della vita.

Woody Allen

 

Per quanto ami Woody Allen mi trovo costretta a dissentire in parte dalla sua considerazione sulla pioggia. Idealmente potrebbe anche lavar via le memorie, realisticamente se ci soffermassimo sul suo odore, vedremmo come a poco a poco la nostra mente s’inonderebbe d’immagini e suoni.

Vi sarà sicuramente capitato che in un giorno qualunque con il naso all’insù le prime gocce d’acqua iniziano a scendere, si avverte un odore dolciastro e pungente: gli esperti  riconducono questo fenomeno all’ozono emanato dal fertilizzante dei campi, dagli agenti inquinanti e da altre fonti naturali. Si potrebbe ricondurre tutto alla chimica per la quale all’inizio di un temporale, questo profumo pervade l’aria. Scariche elettriche vanno a dividere le molecole di azoto e ossigeno nell’ atmosfera in singoli atomi. Alcuni di questi vanno a ricombinarsi con il monossido d’azoto che reagisce con altre componenti atmosferiche andando a formare molecole di tre atomi di ossigeno.

Interessante vero? Ma il mix di profumi (o odori sgradevoli, dipende) non finisce qui. La pioggia, cadendo, va ad adagiarsi sulle superfici asciutte e “sveglia” le molecole odorifere che sono lì presenti. In casi fortunati trovandovi nella natura, le molecole  proverranno da piante e fogliame, e ai vostri ricettori olfattivi arriverà profumo di vegetazione. Per chi invece è in città, snifferà particelle di asfalto, cemento… di certo un po’ meno piacevoli e salutari! Questo odore ha un nome scientifico preciso, e qui la voglia dell’uomo di denominare quello che lo affascina, si chiama petricor, termine che descrive la fragranza delle piante che va a depositarsi sul terreno e viene rimessa in circolo nell’aria dalle piogge.

Fatta questa premessa, l’odore di pioggia non è solo una reazione chimica… ma anche una reazione emozionale.  Rappresenta l’incontro di acqua, terra e brezza lontana; è un delicato equilibrio che preannuncia,  è uno dei profumi che il futuro esala al presente… e puntando il naso al cielo sembra di avere appunto un messaggio dalle nuvole. L’odore di pioggia ha un realistico effetto rilassante, riporta alla mente immagini di raccoglimento, di meditazione… aiuta a scandire lo stress e a dissiparlo. Concilia perfettamente la mente e il corpo tanto che ritengo possa stimolare la creatività e il fluire di proponimenti. La natura per qualche istante sembra fermarsi in attesa della carezza dell’acqua. Ed è fantastico pensare come il nostro naso possa essere il primo ed unico ricettore di questo pre-fenomeno.

Una studiosa australiana di antropologia Diana Young, analizzando il comportamento degli aborigeni del deserto occidentale australiano in relazione al fenomeno della pioggia, ha rilevato che le prime precipitazioni costituiscono un importante momento. Per queste popolazioni l’odore della pioggia è legato al verde risveglio della natura: una “sinestesia culturale”. Quando piove questi popoli strofinano il proprio corpo con olii vegetali e grassi animali, un mix di odori che si crede posseggano capacità di protezione, e che simboleggiano la relazione tra l’uomo ed il paesaggio.

E qui volevo portarvi, se gli aborigeni cospargono il proprio corpo di odori naturali che riportano al fenomeno della pioggia, si può palesemente ammettere che anche noi nel nostro quanto-mai-diverso-mondo-occidentale abbiamo fatto numerosi tentativi similari. In profumeria si è cercato e riuscito di ricreare fragranze che rappresentassero odori di pioggia, di acqua, di brezza marina, di salmastro… creare un abito naturale da indossare proprio come poi fanno questi popoli del deserto. Si chiamano note ozonate. Non avrà la stessa valenza simbolica ma è evidente che non siamo poi così diversi, no?

E alla prossima pioggia estiva non dimenticatevi di annusare per bene l’aria!

 

FOCUS SULLE FRAGRANZE ISPIRATE AL MONDO ACQUATICO E  A QUELLO ESTREMAMENTE VERDE DELLA NATURA:

Profumum  Acqua di sale; Aqua Motu di Comptoir Sud Pacifique; Eau d’Italie di Le Sireneuse; A scent by Issey Miyake; Eau de Monteil; Rem di Reminessence; Un Jardin àpres la Mousson di Hermes; le 9 Vie di Bogue